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4 novembre, Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate: le celebrazioni a Treviglio

Cerimonia con Santa Messa in Basilica, deposizione di corone ai monumenti e discorso del sindaco. Un momento per ricordare i caduti di tutte le guerre e rinnovare l'impegno per la pace, oggi più che mai attuale.

Data :

2 novembre 2025

Categorie:
Comune
4 novembre, Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate: le celebrazioni a Treviglio
Municipium

Descrizione

4 NOVEMBRE 2025 FESTA DELL’UNITÀ NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE 

Buongiorno a tutte, buongiorno a tutti e grazie per la vostra presenza. 

Un saluto a tutte le autorità civili, militari e religiose, ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, ai musicisti e al maestro del Corpo Musicale Città di Treviglio.

Un caro benvenuto anche a Don Zaccaria, il nuovo parroco della nostra comunità pastorale, con il quale ieri abbiamo deposto una corona di alloro in memoria dei caduti di tutte le guerre presso la cappella al cimitero.

Quest’anno celebriamo la Festa dell’unità nazionale e delle Forze Armate nel giorno in cui ricordiamo le persone care, gli affetti, coloro che non ci sono più. 

Stamattina, aprendo le celebrazioni di questa giornata con la Santa Messa in Basilica, il primo pensiero è andato ai nostri defunti e insieme a loro ai caduti di tutte le guerre. Li abbiamo ricordati con la corona di alloro appena deposta e con quelle che verranno portate ai monumenti dedicati ai Bersaglieri, alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza, all’Aeronautica, all’Arma dei Carabinieri, agli Alpini, ai Partigiani e alla Marina.

Il 4 novembre 1918 entrò in vigore l’Armistizio di Villa Giusti, che sancì la fine della Prima guerra mondiale. Ricordiamo giustamente la conclusione di un conflitto, ma non possiamo dimenticare che questa ricorrenza affonda le sue radici nel dolore della guerra, nel sangue di tantissimi morti, nel dramma di famiglie distrutte, di territori devastati.

La festa di oggi evoca la pace che avremmo dovuto custodire e il ricordo di una guerra che avremmo voluto restasse solo nei libri di storia. 

E invece, purtroppo, la realtà ci riporta numerosi scenari di guerra, civili e militari uccisi, bambini orfani, fame e miseria, prepotenze e invasioni. A più di cent’anni di distanza è come se il tempo si fosse fermato. E soprattutto, è come se non avessimo imparato abbastanza.

Come ha ricordato anche papa Leone XIV, “è desolante vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza”.

Non è difficile prendere posizione: l’invasore va sempre condannato. Ma occorre farlo con gli strumenti della diplomazia, con l’impegno degli operatori di pace e – per chi crede – con la speranza della fede. 

Quella di oggi è dunque una ricorrenza viva e attuale, che ci chiama in causa nel presente e guarda al futuro. Non è solo passato.

Il ricordo dei caduti di tutte le guerre ci unisce come comunità e ci invita a riflettere sul valore immenso della pace, che esige di essere costruita ogni giorno.

Viviamo in un tempo complesso, attraversato da paure e da un senso diffuso di incertezza che a volte percepiamo, e fa male dirlo, solo per i risvolti economici e finanziari.

I riflessi a cui dovremmo guardare con più partecipazione e che dovrebbero scuoterci sono invece quelli delle tragedie umanitarie. I conflitti che stanno lacerando l'Ucraina e il Medio Oriente, quelli che incombono come minacce anche in queste ore e quelli spesso taciuti in tante altre zone del mondo ci mostrano ancora di più quanto precario possa essere l'equilibrio della convivenza umana.

Una convivenza che va costruita anche nella nostra quotidianità. 

Rispetto, solidarietà, ascolto, senso del dovere e impegno per la nostra comunità. 

Sono questi i temi che ci devono coinvolgere e che richiamiamo in modo convinto e condiviso soprattutto in giornate come questa. 

Sono i valori che contraddistinguono la nostra città e la nostra nazione, testimoniati ogni giorno anche dagli uomini e dalle donne delle Forze Armate con il loro servizio silenzioso, competente e fiero. A loro oggi va la nostra riconoscenza più sincera.

Le celebrazioni del 4 novembre non sono quindi solo occasione di memoria, ma un invito perpetuo a costruire pace nelle nostre vite, nei nostri rapporti, nelle nostre famiglie e nei contesti che ci coinvolgono.

Essere cittadini oggi significa farsi carico insieme delle difficoltà del tempo, coltivando fiducia, dialogo e responsabilità.

Preghiamo per il sacrificio di chi ha voluto la pace e rinnoviamo il nostro impegno perché quella pace duri, sia giusta, includa tutti. Qui, nella nostra Treviglio, e in ogni parte del mondo.

Abbiamo bisogno tutti di riscoprire, ogni giorno, qualcuno e qualcosa per cui valga la pena impegnarsi: essere protagonisti di una cultura di pace che parta dal basso e diventi un’onda travolgente.

E se qualcuno pensa che serva a poco, si sbaglia perché la storia dell’umanità è piena di rivoluzioni positive nate dal basso.

E nella rivoluzione culturale della pace, vale sempre la pena credere.

 

Onore ai caduti. 

 

Viva le Forze Armate!

Viva la Pace!

Viva l’Italia! 

Viva Treviglio!

 

Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2026, 16:27

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