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La Basilica di San Martino e Santa Maria Assunta
 
II secolo XV segnò per Treviglio un periodo di benessere, che si manifestò nei diversi lavori di abbellimento dell'intero borgo. Il maggior segno rimasto a Treviglio a testimonianza di questo periodo d'oro è il Polittico, tuttora conservato nella Basilica di S. Martino, dipinto nel 1485 dagli artisti Bernardo Zenale e Bernardino Butinone per l'altare maggiore della Basilica stessa. Nel secolo XV la città doveva presentarsi simile agli altri centri coevi della Pianura Padana, con edifici in cotto dalle tipiche decorazioni. Di queste ci restano pochissime tracce: le più significative sono in Piazza Manara, dove si possono cogliere gli elementi utili per ricostruire l'aspetto di Treviglio in quel periodo.

Parlavamo di lavori di abbellimento del borgo: tra questi vanno annoverati quelli riguardanti l'ampliamento della Basilica di S. Maria Assunta e S. Martino, chiesa che assumerà il titolo di Collegiata proprio nel 1476. Con questo termine si indicava la sede dei Canonici, ossia dei sacerdoti che esercitavano il proprio ministero a Treviglio. La chiesa dedicata a S. Maria Assunta era stata fondata intorno all'ottavo secolo nello stesso luogo, sulla piazza, dove sorge ancora oggi. Le sue dimensioni erano molto ridotte e l'orientamento presentava l'altare rivolto a nord.

Nel X secolo questa prima edificazione aveva lasciato il posto ad una nuova chiesa dedicata a S. Martino, più grande della precedente (che venne demolita), con orientamento est/ovest. Di queste prime due costruzioni non abbiamo tracce visibili. Nel 1420 viene edificata la nuova sacrestia, un vero gioiellino del '400 lombardo, con la sua volta a padiglione - ad archi ancora ogivali - dall'architettura semplice, lineare e pulita, con i costoloni dipinti e le pareti bianche affrescate semplicemente (diversi anni dopo) con il monogramma di S. Bernardino, che si ripete scandendo in ritmi regolari l'intera superficie muraria.

All'esterno, sul lato meridionale, appaiono gli oculi, elemento architettonico rinascimentale, incorniciati dal solito cotto, ma privi di elementi ornamentali più dettagliati.Tra il 1481 e il 1506 la chiesa viene radicalmente ristrutturata, con l'aggiunta delle navate laterali con numerose Cappellanie. Le navate erano divise da pilastri cilindrici che si possono ancora osservare nella prima campata della navata destra: qui è stata riportata alla luce la così detta "Cappella gotica", la "traccia" che ci permette di ricostruire l'aspetto integrale dell'interno della Collegiata.
Si tratta dello stile gotico "lombardo", ossia un gotico misurato, semplice, in laterizio, con archi a sesto acuto e costoloni raffinati, che da un'impressione di ariosità ed ampiezza sottolineata dalle alte finestre che foravano le pareti. La volta della Cappella gotica presenta notevoli affreschi attribuiti alla cerchia del Butinone (Angeli musicanti e Dottori della Chiesa); altri affreschi di scuola lombarda del secolo XV si incontrano lungo le pareti delle navate, secondo l'usanza dell'epoca di decorare le pareti delle chiese con immagini votive rappresentanti santi protettori - Da queste tracce si può dedurre che le pareti delle navate minori potevano presentarsi affrescate con diverse immagini, legate in un insieme omogeneo da decorazioni architettoniche dipinte.

Esternamente, la parte più interessante per rivelare indizi circa l'antica costruzione è il lato settentrionale. In alto si vedono i contrafforti, le finestre a sesto acuto e le già citate decorazioni. Raffigurano motivi ad intreccio, tralci di vite, putti, e sono cornici di formelle in cotto simili a quelle realizzate nel 1460 dalla manifattura di Rinaldo de Stauris, cremonese, per il cortile dell'Ospedale di S. Maria della Pietà - a Cremona - e per il portale della chiesa di S. Maria in Bressanoro - a Castelleone - o per le finestre dell'Ospedale Maggiore di Milano. La parte settentrionale della basilica permette una più ampia lettura dello stile se si prendono in considerazione altri edifici limitrofi: oltre al campanile minore (ad est, in corrispondenza dell'abside), la Torre civica e la casa di Simone della Piazza (Brambilla).

Il filo conduttore, la nostra "traccia", deve essere il cotto, questo fantastico materiale, così semplice e versatile, capace di dare un'impronta esclusiva ed originale alle nostre antiche città. Bifore, archetti intrecciati, particolari di una semplice raffinatezza caratterizzano queste costruzioni; se ne vedono cenni anche nella casa di Simone della Piazza, mentre è ormai quasi completamente svanita la sinopia dell'affresco che decorava la parete prospiciente la chiesa. Singolare questa casa, commutata in Ospizio dei pellegrini per volontà di Simone, morto nel 1529 senza eredi.

In seguito all'ampliamento della basilica, ma soprattutto in base ai nuovi dettami di S. Carlo Borromeo indirizzati all'adeguamento ai principi della Controriforma, nei secoli XVI e XVII vengono invitati artisti a completare la decorazione pittorica dell'interno. La cappella gotica viene completata nei primi decenni del '500 da Nicola Mojetta che esegue gli affreschi con storie di Maria. Tra il 1595 e il 1609 G. Paolo Cavagna (a cui succederà il figlio Francesco) decora l'intero edificio con tele ed affreschi. Gian Paolo Cavagna (1550 - 1627) originario della Val Brembana, appresa la maniera pittorica veneta, l'aveva saputa coniugare al naturalismo lombardo, ponendo l'attenzione agli aspetti più semplici e veri della vita quotidiana. Le sue opere rappresentano scene di facile comprensione e forte sentimento religioso, dominate da una luminosità intensa. Gli affreschi eseguiti dal Cavagna e dalla sua bottega verranno in gran parte ricoperti con il rifacimento del XVIII secolo. Restano le due figure di S. Pietro e S. Paolo sulla controfacciata, i Santi Profeti (dietro le tele del Montalto nella navata centrale), i medaglioni con le Storie.
Puó essere piú agevolmente percorso a piedi e si svolge attorno e dentro al Centro Storico della città, delimitato da una circonvallazione interna a forma di anello, caratterizzata per lunghi tratti da filari di tigli ottuagenari.

Entriamo dalla Via Roma, seguendo il senso della circolazione. A un terzo circa del suo percorso, sulla sinistra, imbocchiamo la via dei Facchetti, dapprima diritta e poi contorta, che sbocca in una piazzetta ai margini dei Giardini Comunali. Qui, sulla nostra destra, prospetta il Centro Civico Culturale, che oggi contiene sia la Biblioteca Civica, ricca di decine di migliaia di volumi, tra cui spiccano il "fondo storico" e le pergamene, sia l'Archivio Storico, sia il piccolo ma interessante e ricco Museo "E. e T. Della Torre" (opere di Dell'Era, Rembrandt, Procaccini, Van der Weyden e altri; reperti archeologici; cimeli risorgimentali; ecc..) che merita una visita specifica.
Centro Culturale già monastero di monache benedettine é sorto intorno ad una chiesa di S. Pietro costruita nel 1037. Nel 1499 divenne convento delle Clarisse. Dalla fine del sec. XVIII fino ai nostri giorni ospitó l'Ospedale di S. Maria. Si conservano parecchie strutture murarie antiche e, in modo particolare, il chiostro con colonne di base del sec. XIV-XV e colonnine superiori del sec. XVI. Nel chiostro e nelle logge superiori residui di affreschi di varie epoche, di soggetto religioso.

Itinerario storico-artistico

Torniamo sui nostri passi e proseguiamo lungo la via Roma, che alla sua fine si apre sulla stretta ma suggestiva piazza Luciano Manara. Subito a destra possiamo osservare il Palazzo Comunale. L'attuale casa comunale é citata per la prima volta nel 1269 con la denominazione di Pallatium Novum Communitatis. Fu terminata la costruzione nell'anno 1300. Del precedente Pallatium Vetus si sa solo che esisteva ancora alla fine del sec. XIV ma si ignora dove fosse collocato. Il palazzo odierno in origine comprendeva solo metà edifício e precisamente la metà a destra del portone d'ingresso per chi ne guarda la facciata. Non si alzava oltre il primo piano ed aveva un balcone, detto "parlerà", sul quale i consoli prestavano giuramento di fedeltà in presenza dell'arengo convocato nella piazza. In una sala del primo piano si teneva il Consiglio; al piano terreno era il Bancum iustitiae, il tribunale presieduto dai consoli e poi dal Podestà.